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Fondazione Studi Tributari

La Fondazione Studi Tributari nasce da un’idea del Prof. Avv. Raffaello Lupi, il quale, affiancato da un nutrito team di ...

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questo è un sito solo mio....

un sito statico, di presentazione, mentre per i miei ragionamenti sulla tassazione in generale www.giustiziafiscale.com mentre per quelli più diretti agli operatori del settore www.fondazionestuditributari.com . Ora torniamo a noi, cioè a me, visto il sito...beh , da una parte mi piacerebbe definirmi "scienziato sociale" però mi vergogno un pò.....poi l'accostamento dei due concetti "scienziato" e "sociale" appare un pò contraddittorio, e da questo interrogativo ha preso le mosse il recente "Manuale giuridico di scienza delle finanze" edito da una casa editrice promossa da un giurista che scrive in prima persona, la Dike. Siccome però è difficile occuparsi di metodologia della scienza sociale senza occuparsi di un suo settore particolare, storico, giuridico, economico, politico, aziendale e simili, il mio è quello della tassazione. Sono ancora inserito nella categoria burocratica dei professori di diritto tributario, che però è caduta nella trappola dell'appiattimento del diritto sui "materiali", ha smarrito la capacità di riflettere sulla determinazione della ricchezza ai fini tributari , e quando si discosta dai materiali cade nel banale sproloqui politico; divagando su politica, redistribuzione della ricchezza, meriti individuali e una serie di riflessioni disordinate e prive di rigore. Se c'è una macchina inutile, uno spreco di denaro pubblico e di energie, un simbolo negativo per la società italiana è oggi è l'accademia del diritto tributario, non perchè dica cose negative, ma perchè è passata da una fase in cui rifletteva a vuoto, ad una in cui ha perduto anche la capacità di riflettere. Morta al pensiero, sembra ridotta a uno sciame di mosche impazzite che svolazzano da un convegno all'altro senza altro lascito che le locandine. E' una tragedia in quanto non ci sono organizzazioni alternative, e la società italiana resta totalmente sguarnita di puntii di riferimento sul tema. L'appiattimento del diritto sulla legislazione ha ridotto i professori di  diritto tributario a un ciclo sterile tra "critica al legislatore e invocazione al legislatore perchè intervenga o a velleitarie proposte di leggi fiscali di iniziativa dei professori". Che invece devono "spiegare" il settore della società in cui si collocano, non legiferare in proprio. E' un fallimento della via legalistico processuale alla tassazione, che deve essere sostituita da una via amministrativistico-economica, quella del  "diritto amministrativo delle imposte" , che sto cercando di tracciare. 

Ma siccome questo è un sito personale, vediamo come sono arrivato a questo punto, partendo da quando, da piccolo, abitavo al tuscolano, guardavo le figure dei libri di storia, come oggi si guardano quelle dei fumetti, più grandicello ho preso la maturità classica, poi mi sono laureato in economia, a 23 anni, e poi in giurisprudenza, a 26. Poi le abilitazioni da avvocato e dottore commercialista. Nel frattempo, subito dopo la laurea in economia, ho visto un pò di aziende lavorando in una società di revisione di bilanci, dal 1978, qualche mese prima della laurea, al 1980 compreso, poi sono andato in uno studio di consulenza fiscale, sempre a grandi aziende, dal 1981 al 1983, quando ho lasciato i guadagni già abbastanza lauti, 40 milioni di lire nel 1983 non era poco, e mi sono messo a studiare diritto tributario e scrivere articoli...chi ha visto una contabilità aziendale, la sua routine, può comprendere che mi divertissi anche nel mondo dell'elucubrazione..in cui entravo, senza saperlo, in quello che venticinque anni dopo avrei definito come "inferno della ricchezza registrata, su cui ancora non si sfogavano le recriminazioni sociali provocate dal paradiso della ricchezza nascosta". Comunque mi divertivo, guardavo e cercavo di capire...nel 1990, a 34 anni, sono diventato ordinario di diritto tributario, con le carte in regole, avendo scritto un libro sull'accertamento induttivo, e uno sulle fusioni di società, più qualche decina di articoli e saggi..

Ma diritto tributario, come detto sopra, aveva qualcosa che non andava anche se...

non capivo esattamente cosa, o meglio l'avrei capito solo una decina d'anni dopo...anch'io ero convinto che tutto dipendesse dal legislatore, che leggi migliori avrebbero aggiustato tutto...povero illuso...ma non perchè i legislatori che via via si sono avvicendati, e i personaggi politici che ho conosciuto fossero  cattivi o imbroglioni, anzi!!! Però la politica è lo specchio della consapevolezza dell'opinione pubblica, sul singolo settore della convivenza sociale, che ho esaminato da tanti punti di vista. Partendo dalla tassazione, ho cominciato a riflettere su vari aspetti dell'organizzazione sociale tra diritto, economia, politica, gestione aziendale, come indico meglio in questo scritto. Uno dei suoi fili conduttori è la constatazione degli inconvenienti connessi all'imitazione, da parte delle scienze sociali, della metodologia delle scienze fisiche, con una parcellizzazione in vari compartimenti stagni , ciascuno dei quali cercava una sua strada per imitare le scienze fisiche; l'economia, con le sue formalizzazioni matematiche il diritto con l'appiattimento sulla legge e gli altri materiali. Seguendo una delle leggi di Murphy le scienze sociali si specializzano fino a sapere sempre di più su sempre di meno, fino a sapere tutto di nulla. 

Forse, il sapere fisico sperimentale , indagando la materia, un giorno forse svelerà ai nostri  discendenti i misteri della vita e della morte, con cui gli uomini si confrontano  da sempre, ma nel frattempo, proprio per portare avanti le indagini sulla materia, bisogna trovare metodologie per organizzare la convivenza sociale, coordinando esigenze e riflessioni umane, molteplici , variabili, intrecciate tra di loro. Un piccolo segreto sulle scienze umane? Chi  vuole capire qualcosa non può pretendere di capire tutto.......

Questo sito serve a raccogliere, così come mi vengono in mente, i miei spunti personali sull'organizzazione sociale, nelle sue articolazioni di diritto, economia, aziende politica, e in genere condizione umana. Comunque per ora non so gestire bene i blog di questo sito, come invece faccio su www.fondazionestuditributari.com...www.giustiziafiscale.com Qui voglio scrivere quello che mi passa per la mente dopo quasi cinquant'anni che mi diverto a ...pensare ai morti, sfogliando con curiosità i libri di storia, dietro gli entusiasmi e le angosce di quanti ci hanno preceduto...man mano vedo che il tempo inghiotte personaggi che erano contemporanei...che stavano sempre sugli schermi televisivi, che mi sembravano eterni....Allora penso che tutti gli uomini grandi e piccoli, con le infinite sfumature intermedie, si preoccupano in ultima analisi del senso della vita, che ciascuno trova a livello individuale. Ciascuno combatte come può una battaglia perduta, ma prima della sconfitta finale, ci si deve confrontare con l'organizzazione sociale, cioè una vicenda collettiva che interagisce con le scale di valori dei singoli, i loro valori, le speranze, e le illusioni che come diceva Huizinga sono una parte importante della realtà, perchè come diceva Shakespeare "noi siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni" (o come diceva Marzullo "la vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere meglio...come si vede tra esaltazione umanistica e il ridicolo le sfumature sono tante...)...Perchè tutti gli uomini sognano, ma non nello stesso modo, alcuni sognano di notte, immagini che si dissolvono all'alba, e altri sognano di giorno e sono uomini pericolosi, perchè potrebbero cercare di far diventare realtà queste immagini (lawrence d'arabia..i sette pilastri della saggezza). Comunque, tanto per riprendere il tema della vita come battaglia persa "la questione di fondo non è tanto di vincere o di perdere, di vivere o di morire; ma di come si vince, di come si perde, di come si vive, di come si muore" ...la citazione è di JV Borghese...all'indomani dell'otto settembre una data emblematica per la (dis)organizzazione sociale in Italia , ma rinvio a quanto ho scritto sul tema nel paragrafo 5.1 del volume di scienza delle finanze...Ricordo solo che in Italia una serie di ragioni storiche, anche nella generosità e nel sacrificio ognuno fa di testa propria, si inventa il proprio  ruolo, mischiando eroismi e opportunismi. Come Mussolini checorreva in aiuto del vincitore dopo il crollo della Francia, e la monarchia che cercava di smarcarsi dall'alleanza con la Germania quanto quest'ultima traballava e si profilavano i nuovi vincitori. Il nostro motto spontaneistico -pragmatico sembra essere "salvare il salvabile" ed essere generosi con le chiacchiere. Dopotutto siamo la patria del melodramma, dove ognuno cerca di dare un senso alla propria vita con qualcosa di importante, dal soddisfacimento di bisogni terra terra, brutali,  o piano piano seguire una scala di valori...che dopotutto sono sempre forme d'amore. C'è un pò di amore in tutte le manifestazioni di  umanità, che si trova un po’ dappertutto dove ci siano dei sentimenti, delle riflessioni sulla vita, dai canti yiddish  a quelli delle waffen ss, oppure della rivoluzione d'ottobre, ma il difficile è entusiasmarsi per la catena di montaggio, per le registrazioni delle fatture, per la routine in cui si vede il nostro tempo passare lo stesso, in modo grigio, senza emozioni, senza riflessioni, e chi riesce a mantenere così la propria umanità è forse il vero superuomo…per questo mi fa manda fuori dai gangheri, il tempo delle routine, degli  adempimenti, delle pratiche, delle scartoffie "INUTILI" dei processi verbali di disquisizione, dei relativi ricorsi, delle costituzioni in giudizio sproloquio, delle Supercazzole dove tutti ci si piglia in giro tristemente, ma facendo sul serio, logorandosi su cose futili, noiose e inutili..Il meglio della vita è quando avviene il contrario, quando si parla di cose serie allegramente e magari prendendosi in giro, ma ridendo davvero....

Comunque un pò di organizzazione sociale ci vuole!!! Non possiamo vivere come "ribelli" Ernst Junger....."Ribelle è il singolo, l'uomo concreto che agisce nel caso concreto. Per sapere che cosa sia giusto, non gli servono teorie, né leggi escogitate da qualche giurista di partito. Il ribelle attinge alle fonti della moralità non ancora disperse nei canali delle istituzioni. Qui, purché in lui sopravviva qualche purezza, tutto diventa semplice». La società non può coordinare miliardi di liberi pensatori...perchè produrre, scambiarsi servizi e merci è un lavoro sporco e complicato, prosaico e ripetitivo, ma qualcuno deve pur farlo, perchè abbiamo una serie di bisogni materiali da soddisfare per prolungare la specie, per produrre, trasportare, curare, prestare soldi, far crescere i figli, per quei posteri che oggi non hanno  fatto niente per noi, ma potranno farlo un giorno, quando ci ricorderanno. E' facile parlare di sentimenti, di emozioni, di umanità guardando l'orizzonte su una montagna, al tramonto in barca a vela, davanti a un tramonto mano nella mano col nostro amore, nell'imminenza del combattimento....Ma provate un pò a umanizzare la catena di montaggio, la contabilità aziendale, che poi è una catena di montaggio intellettuale, lo smistamento di pratiche legali per incidenti stradali o beghe di condominio...eppure è proprio questo che la maggior parte della gente deve fare, e chi ne ha la possibilità deve aiutarli: Non a fuggire, ma a riflettere nonostante tutto. Non a lottare contro un nemico immaginario, perchè la vera lotta è solo contro noi stessi. Non a cercare l'esaltazione nell'eroismo, perchè è già eroismo quello che fanno, non serve cercare una magia o un re. La vera esaltazione, c'è nell'assoggettarsi a una routine grigia, nell'accettare i nostri limiti, e ciononostante continuare a usare il cervello finchè il cuore cesserà di battere.

Professione e Tassazione (prima parte)

Professione e Tassazione (seconda parte)